post-title Panforte. Una favola realmente accaduta? – 2° capitolo

Panforte. Una favola realmente accaduta? – 2° capitolo

Panforte. Una favola realmente accaduta? – 2° capitolo
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CAPITOLO 1 

Ore 3:54 am, ovvero notte fonda. Parecchio fonda.
Mi sveglio per bere un goccio d’acqua e subito noto una cosa stranissima, nel buio della stanza non odo il simpatico e tuonante russare di Leonardo.
La cosa mi insospettisce e non poco, anche perché, accesa la lucina sul comodino, mi accorgo che all’appello non solo manca Leonardo, ma nella culla non c’è neppure la citta.Giusto il tempo di racimolare un po’ di lucidità e noto che dal fondo del corridoio giungono una luce fioca e uno strano bisbigliare. Decido di alzarmi, anche perché di solito sono io che allatto.

Quatta quatta e in punta di pantofole mi avvicino alla porta socchiusa che separa la zona notte da quella giorno.
Ciò che vi sto per raccontare, e vi garantisco senza contaminazioni oniriche, è ciò a cui ho realmente assistito, è ciò che ho realmente ascoltato.
Leonardo cullava la citta tra le braccia passeggiando su e giù per il soggiorno, mentre con un filo di voce le raccontava una storia.

Una storia?
Una favola?
La rassegna stampa?
La formazione dell’Italia campione del mondo ’82?
La sigla di Pollon?
All’inizio non comprendevo molto bene, poi all’improvviso fu tutto più chiaro.

Quella che segue è la trasposizione fedele della nascita del Panforte rivisitata e corretta da babbo Leonardo.

“Devi sapere citta di babbo, che la nostra terra, la Toscana, è una regione bellissima quasi quanto te e famosa in tutto il mondo. Tu sei nata nella regione che viene considerata la “culla del rinascimento”, ma non la culla dove dormi tu, o meglio, dove dovresti dormire, ma è una culla molto più grande. Una culla dove sono nati e cresciuti personaggi famosi, personaggi illustri come Dante Alighieri, Leonardo da Vinci, Michelangelo, Galileo Galilei, Puccini, Carlo Conti, il babbo e la mamma, ma pure Gigi Buffon, Chiellini e Barzagli … anche se questi ultimi tre ti saranno poco simpatici perché tu tifi Fiorentina.

Noi toscani però siamo famosi in tutto il mondo anche per la nostra tradizione culinaria e dolciaria, una tradizione che affonda le sue radici sin dal tempo del medioevo, un tempo che molti definiscono “buio”, sia per gli accadimenti storici e sia perché non c’era ancora la corrente elettrica.
Ma non c’erano neppure il Grande Fratello Vip, l’Isola dei Famosi e Uomini e Donne, per cui ti dirò che in fondo tanto buia non era.

Dicevamo. La nostra tradizione dolciaria ha una storia molto antica e ricca di fascino.
Una storia di cui il tuo babbo, che sarei io, si innamorò perdutamente tanti anni fa. Ed è per questo che oggi il tu babbo prepara nel Forno La Toscana dolci e biscotti tipici, perché li considera patrimonio internazionale dell’umanità. Ci fossero i nostri dolci nelle “sale dei bottoni” non ci sarebbero più guerre, ma al massimo solo una maggiore circolazione di calorie.

Continua? … e certo che continua! La notte è lunga e Leo ha appena iniziato!
A prestissimo

CAPITOLO 2 

Riassunto della puntata precedente:
E’ notte fonda, la citta non dorme e Leonardo, per lasciarmi riposare, la porta in soggiorno per raccontarle una storia. La stessa che continuo a riportarvi senza censure. 

Ti starai chiedendo, “ma babbo qual è il dolce toscano che a te piace di più?”
Bella domanda, sono felice che tu me l’abbia fatta. Dunque, a mangiarli mi piacciono tutti, a prepararli pure. Ma se proprio devo sceglierne uno ti direi il Panforte.
Tra non molto sarà Natale, e sulle tavole dei toscani di origine controllata e garantita, il Panforte è un must! Ovvero, “masticalo bene perchè produce endorfine”.
Oggi sono tante le persone che apprezzano il Panforte, e ancor di più sono quelle che apprezzano fortunatamente il Panforte del Forno La Toscana, quello mio e de la tu mamma.
Pochi ne conoscono le origini e la storia, e io sono uno di quei pochi.

Certamente il Panforte del Forno La Toscana è diverso da quello che si preparava nel Medioevo.
A quei tempi esisteva un “panes melatos” che, a differenza di quello che potresti pensare, non è il pane con le mele, ma bensì una focaccia preparata con farina, acqua, fichi, uva e miele.
Questa focaccia con il tempo tendeva ad inacidire e a prendere di forte, da qui il suo nome “panis fortis”.
Poi cosa accadde? Succede che con l’avvento delle Crociate e il successivo fiorire dei commerci con l’Oriente, i toscani, i senesi per la precisione, scoprono e apprezzano le preziosissime spezie.

Gli orientali però si raccomandarono fortemente: “prendete queste spezie e fatene buon uso!!”.
I crociati senesi diedero la loro parola. E così nacquero le parole crociate, la settimana enigmistica e una nuova variante del Panforte.
La comparsa delle spezie, infatti, fu un evento di particolare importanza, perché oltre a creare sapori e profumi nuovi, vennero riconosciute molto interessanti anche dagli studiosi dell’arte medica che erano alla ricerca di nuovi medicamenti.
Le spezie di qualità entrarono così nelle farmacie del tempo, le spezierie, e in seguito anche nei conventi e nei monasteri, infine anche nelle sceneggiature dei film.
Famosa la battuta di Ivan Drago in Rocky IV, “ti spezio in due”. Ma questa è un’altra storia.

Continua?
Certamente.
Leonardo era parecchio ispirato
A prestissimo con il seguito

Valentina