post-title Vin Santo. Il nettare dell’ospitalità tra storia e leggenda.

Vin Santo. Il nettare dell’ospitalità tra storia e leggenda.

Vin Santo. Il nettare dell’ospitalità tra storia e leggenda.
Biscotti, Cantucci

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Profumo intenso e persistente di frutta secca, colore ambrato, sapore vellutato, nelle case toscane il Vinsanto è il simbolo dell’ospitalità. È “buona” usanza, nel senso letterale del termine, offrirlo ai propri ospiti.

Il Vinsanto si accompagna molto bene ai formaggi freschi, ma per la tradizione il rapporto imprescindibile è quello con i tipici cantucci toscani, un connubio inevitabile e perfetto, un po’ il cacio sui maccheroni, il giorno e la notte, Stanlio e Ollio.

Il Vinsanto, così come del resto il cantuccio, rappresenta un’eccellenza della tipicità toscana, un vino legato fortemente alle sue origini e che anticamente non si acquistava, ma era ambizione distillarlo in casa artigianalmente.

Ogni famiglia eleggeva il proprio “vinsantiere”, ovvero la persona addetta alla produzione di quest’arte, solitamente il babbo o il nonno che ne custodivano segretamente la ricetta.

Anche il Vinsanto trova le sue origini nella leggenda. Tra le più suggestive sicuramente quella datata 1348 quando, durante la peste scoppiata nel senese, i moribondi traevano sollievo e benessere bevendo il vino della messa somministrato da un frate. “Vinsanto!!” esclamavano, diffondendo così la convinzione che tale vino avesse proprietà benefiche e miracolose.

Io sono molto affezionata all’Occhio di Pernice, un vinsanto che si sposa molto bene ai cantucci e ai bighelloni di Leonardo, in particolar modo ai cantucci con i fichi, una nuova ricetta che rivisita quella tradizionale, tradizione e innovazione, perché si sa … la leggenda rimane, ma la storia continua.

Valentina